"Preghiamo ché sia la distanza/ l’inappetenza del destino a renderci/ singolare moltitudine fra specchi deformati" (-Come noi- poesia di S. Sblando) .

poesie e pensieri di Salvatore Sblando
Due granelli nella clessidra: recensione pubblicata sul portale culturale "L(')abile traccia"
post pubblicato in Poesie, il 3 febbraio 2010
Pubblico di seguito un'inaspettata recensione al mio libro curata da Simonetta De Bartolo e pubblicata sul portale culturale L(')abile traccia.




Due granelli di un esistere legato alla finitezza dello spazio e del tempo. Due granelli prossimi all’inevitabile “trapasso”, alla caduta nella parte inferiore di una clessidra che nessuna mano capovolgerà più.
Consapevolezza lucida della monotona labilità di un presente, efficacemente trasferita nelle metafore del cigolio sempre uguale delle porte del tram, nel vano salire e scendere scalini che, alla fine, restano inzuppati di “impronte fradice [...]”; struggente nostalgia di ciò che è rimasto per sempre incompiuto (“[...] il lenzuolo/ nella metà che più non stiri”); impressione d’incertezza, “[...] che oscilla/ fra quel che più non ho/ e ancora dovrò perdere [...]”, e di disorientamento: Era Caorle o Bibione?, Lisbona, probabilmente; sguardi alla deriva nel non senso del vivere e delle nostre scelte; inutilità dello sforzo di riempire artificiosamente e ipocritamente vuoti esistenziali; impossibilità di trovare risposte che diano significati, chiariscano, consolino.
Pur in questa visione pessimistica, la poesia di Salvatore Sblando evita toni e pose melodrammatiche, anzi sembra voler passare a volo proprio su tali aspetti negativi del vivere, chiudendoli quasi in un pudico, veloce, personale riserbo; ma, il lettore percepisce chiaramente l’estensione all’universale di ciò che riguarda l’individualità dell’esperienza umana del poeta, riporta a galla il non detto, riempie i silenzi, fa sue l’angoscia del distacco, l’amarezza di una solitudine incapace di riavvicinare o ricongiungere, la scoperta dello squallore esistenziale, l’impotenza di fronte al “[...] vuoto che ci pensiona”, ad un destino di morte, che si compie tra assenze e indifferenze, tra macerie materiali e spirituali, che è scivolamento in un oblio inesorabile, in un nulla dove “[...] nemmeno il fitto sferragliare del tram” potrà accompagnarci.
Da tutto ciò nasce una forte esigenza di recupero memoriale (“[...] Noi tranvieri sappiamo sempre/ quando guardarci appresso”, “[...] un richiamare di mente/ al tempo andato”), pacato ed essenziale, della storia dell’anima del poeta, di cui sono stati partecipi e sono custodi gli “[...] alberi fioriti in piazza Statuto”, il nostalgico perire dell’autunno, la fragilità del nevoso paesaggio invernale, la calda accoglienza dei portici, i tetti bianchi della sua Torino, il “[...] pigro incedere del fiume [...]”, l’indistinto sguardo di una donna o i suoi “[...] capelli raccolti/ da un foulard [...]”.
Un continuo correlato oggettivo contrapposto a ciò che “sfuma” sebbene ancora fresco, allo sbiadire inevitabile del ricordo di un passato in parte perduto per sempre (“Si perde [...] la tua ombra/ [...] Nel riflesso della polvere/ sui vetri [...]// E dal mio zaino ritrovo/ le Ceneri di Pasolini [...]”), che si fa assenza calma, muta come il suono del vento.
E se la riflessione raffredda il cuore, toglie la capacità di sentire, di dare vita e calore e se il “verde” degli occhi della donna amata si spegne e se gli addii ci consegnano al declino di noi stessi, delle favole e dell’amore, restano i desideri e l’“[...] amica musa” del poeta soffia sul fuoco del piacere, del bello e della spiritualità, dell’inatteso e del ritrovato, esalta lo splendore nostalgico del mare, ci è compagna nella dolcezza del ricordo degli amori, ci culla e ci dà sollievo in teneri abbandoni, ci rafforza nell’amore del proprio scrivere e rende omaggio a coloro che lo hanno già fatto.
Simonetta De Bartolo

"Come noi" (mia poesia inedita)
post pubblicato in Poesie, il 2 febbraio 2010


Chi di noi non ha mai concesso tutto se stesso a semplici ed apparenti gesti, ad innocue quanto accese sensazioni.

A seguire, poco dopo, come naturale dicotomia ci si perde in una sorta d'abbandono; esso può essere l'abbandonarsi vero e proprio quanto l'essere abbandonati in una quasi innaturale superficialità, la stessa che invece, a volte paradossalmente, risulta leggerezza.

Da qui si corre spediti verso tutte quelle titubanze, quelle apnee che rendono così precario ed inquieto il nostro convivere sociale.

Da qui, da quest'essere solitudine nella moltitudine perde forma il mio "qualunque uomo"

e diventa parola...



COME NOI

Concedo tutto me stesso ad una passeggiata
di portici e schiamazzi, di profumi ed erbe
di vento e di bandiere.
Siamo in questo esistere di cose non dette
un garbuglio di giochi e silenzi
nell'abbandono di un'apparenza disattesa

Parliamo di strade, fra mendici e rimandi
di vento, solitudini d'asfalto e sigarette.
Preghiamo ché sia la distanza
l'inappetenza del destino a renderci
singolare moltitudine fra specchi deformati

E che non sia la curva di una rotaia
ad indicarci la precisa direzione


(© poesia di Salvatore Sblando)



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Gianni Montieri su Larosainpiu
post pubblicato in Vetrina di poesia, il 17 gennaio 2010
Se fosse un film, ciò che viene di seguito potrebbe essere tranquillamente considerato un trailer, talmente sono vivi ed in continuo movimento, i versi di Gianni Montieri.
Amico ed autore di grande spessore, apprezzato e cresciuto notevolmente in questi ultimi anni, ha nelle sue corde il rendere musicalmente poetico tutto ciò che davanti ai suoi occhi si tramuta in realtà; versi che dalle sue mani diventano solco e carezza sul foglio, fino a pochi attimi prima, ancora bianco.
Poeta decisamente minimalista ed essenziale, (Carver non a caso è uno dei suoi riferimenti letterari), riesce a tradurre in pochi versi, forti emozioni e grandi paure con una tale naturalezza da rendere il tutto per chi legge, quasi un vestito su misura.

Ed è prossima oramai l'uscita della sua prima raccolta poetica; da fine febbraio per LietoColle sarà disponibile infatti "Futuro semplice".


Una raccolta che cadenza in maniera forte e decisa un percorso che in questi anni io ho imparato ad amare e a seguire sempre con interesse.
Ci sono testi infatti di Gianni che alcune volte avrei voluto scrivere io ed immagini che a rubarle si farebbe reato.
M.L. Spaziani dice che si determina il valore di una poesia, fin dalla lettura dei primi tre versi.
Vi invito quindi a leggere i testi che, tratte da "Futuro semplice", di seguito pubblico.


RISPARMI

Io sto al sud proporzionalmente
appartenenza più che somiglianza
porto tracce degli umori, la durezza
-certi sguardi-

(ci allenavamo a sognare
davanti alla chiesa di San Giovanni
certi che Dio non sarebbe passato
ma questo ci ha reso tenaci
indossiamo una pazienza
non concessa altrove)

se non fai attenzione
nei miei occhi non vedrai le briciole
di una purezza conservata a stento
sotto strati di maglioni a fibra mista

dicono che non ho l’accento
particolare privo d’importanza
le parole tronche, questo conta
sono tutti i miei risparmi

(all’una tornavamo a casa
l’appuntamento per la partita
il pomeriggio di nuovo urla, risate
altri sogni).


RESTYLING

Di questi tempi è pieno di gru
la città si espande verso l’alto
da ottomila al metro quadro

(non ci sfioriamo, non ci parliamo
gli extracomunitari puzzano
la 90 prendila tu)

anche Marta va in analisi
non cena mai al cinese
“vai a sapere che ci mettono in quei fritti”

Milano sarà perfetta, in tempo per l’expo
piazza Duomo ripulita ancora più rettangolare
-via i piccioni, via i neri e i braccialetti-

stamattina ci siamo salutati
ti ho detto ciao, mi hai dato un bacio
io uno zaino, tu una borsa
io Londra, tu altrove
cos’ha Milano che non va?


AVANZI

Il gesto dell’apparecchiare possiede grazia
così come la mano che chiede alla rosa
di non sentir paura mentre l’altra pota
è un rituale, una funzione
non c’è spavento dentro l’abitudine
conoscere l’azione successiva induce calma
riporre il libro sulla stessa traccia di scaffale
annusare il caffè prima di berlo lo certifica

la casa non sta nelle pareti colorate
sta nelle mani dove la testa appoggia
quando duole per la gravità del giorno
-per il troppo vento-




Vi lascio alle parole (poche ma non per questo meno dense di significato) con cui l'amico Gianni descrive il suo rapporto ed il suo fare Poesia e, permettetemi d'aggiungere, il suo "essere" Poesia.

"Non so ancora se io e la poesia siamo fatti l’uno per l’altra ma stiamo insieme da un po’. Questo vorrà pur dire qualcosa. (G. Montieri)"









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L'ultimo mio inedito in video poesia.
post pubblicato in Poesie, il 3 gennaio 2010

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Giovanni Catalano su Larosainpiu
post pubblicato in Vetrina di poesia, il 26 dicembre 2009

Continua, anche sotto le feste natalizie, a brillare la vetrina di poesia.

Questa volta è Giovanni Catalano e la sua raccolta poetica “Immaginate la ragazza” (Lampi di stampa, 2009), a tenerci compagnia.

Una raccolta che fin dal titolo invita il lettore ad immaginare, una ragazza certo ma anche una poesia che è al contempo giovane.

La poetica di Giovanni però non è solamente giovane, in essa è facile trovare le inquietudini tipiche delle età che attraversano i suoi coetanei.

Inquietudini però affrontate con naturalezza e maturità come nelle “Coincidenze” quando dice: “Nell’odore dei freni/ ti avrei sorriso e tu/ mi avresti raccontato d’una vita/ scandita dai treni,/ dalle lunghe fermate.”

Entrambe, naturalezza e maturità, spesso si perdono in percorsi apparentemente indipendenti fra le prime due sezioni del libro per poi ritrovarsi in versi potenti come quelli della poesia: “Le mouches volantes”, “Ed allora che siamo costretti/ a baciarci/ per riscoprire adesso/ dove finiamo.

Ed è nell’ultima sezione, quella de: “I nomi e le città” che l’inquietudine giovanile percorre questa volta una sorta di viaggio tra i luoghi che compongono gli affanni.

La poesia di Giovanni trova qui nuovamente forma prendendo a pretesto il posto, i luoghi, per tornare a parlare in maniera ferma e a lasciarci immaginare la ragazza, una ragazza, tante ragazze. Che sia poi un’immagine fisica o con i lineamenti tipici di poesia poco importa o forse importa proprio perché possono essere entrambe la stessa cosa.

Alla lettura ed a lettore continuare ad immaginare, perché è questo ciò che fa la poesia: lasciare immaginare, così come riesce in maniera egregia la poesia di Giovanni Catalano.

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Dalla sezione: “Variazioni sulla creazione”


MACUMBA

Chissà che hai perso

quando guardi giù,

davanti all’acqua

dei piatti.

E anche se inclini la testa

per il peso degli occhi

resti in piedi, non cadi,

appesa a fili invisibili.

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Dalla sezione: “Il fabbricante di lenti”


Ci siamo lasciati

ed esistevano infiniti

modi di lasciarsi.

Ci siamo lasciati

eppure tutto al mondo

si univa:

le labbra, le gambe,

il pomeriggio e la sera,

l’ultimo giorno di maggio

ed il primo di giugno.

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Dalla sezione: “I nomi e le città”


PAVIA

Mi chiedi se almeno io

nonostante la nebbia

abbia imparato a distinguere

l’amore dall’attesa

dell’amore.


E mi abbasso per baciarti

se ti stringo alla mia vita

con le mani uscite

dalle tasche della notte.


Noi che siamo fatti

della stessa sostanza

solo per essere stati

qui, una volta, a guardare.


E tu guardi dal ponte,

io aspetto che il Ticino

finisca di passare.

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Giovanni Catalano ha pubblicato “Immaginate la ragazza” (Lampi di Stampa, 2009) per la collana Festival diretta da Valentino Ronchi. Ha ottenuto alcuni riconoscimenti in concorsi letterari ed in particolare, nel 2007, ha partecipato al premio nazionale di poesia Gerardino Romano classificandosi terzo con la poesia “Da questa parte”, adesso presente nel volume “Letterariamente parlando” (Esi, Napoli, 2008).

È stato tra i quattro finalisti del 26° premio di poesia Legnano-Tirinnanzi, suoi testi sono stati selezionati al premio Elois Braga edizione speciale 2008 e al concorso di poesia Biblioteca di Brendola, XI edizione.

Ha ricevuto la menzione della giuria, presieduta da Milo De Angelis, al Concorso di scrittura L'amore è un cane che viene dall'inferno XI edizione 2009, promosso dal Comune di Bellaria e dalla Casa Editrice Kolibris. È presente nel volume antologico Subdoli Voli, risultato dell'omonimo concorso indetto dall'associazione culturale Pragmata. Una sua poesia è stata selezionata al II Premio Nazionale di Poesia Poesie al mondo promosso nel 2009 dal Comune di Belforte del Chienti. Finalista alla III edizione del Premio di Poesia Andrea Vajola.

Giovanni e la sua intenzione di fare poesia: Lo sguardo non è un mezzo di scoperta della realtà ma un puro atto di invenzione. La luce investe le cose, le plasma e le disfa, le ricrea continuamente prima di venire riflessa verso i nostri occhi, che subiscono la stessa sorte. La realtà cambia due volte, con essa l'occhio che la osserva. Come a dire che siamo inconsciamente responsabili di tutto quello che esiste, dentro e fuori di noi, anche di ciò che avviene per caso, solo per esserci svegliati e aver aperto gli occhi. Anche i rapporti interpersonali sono uno scambio osmotico, una reciproca metamorfosi, un goffo tentativo di avvicinamento che spesso ci allontana dall'altro ancora di più. Anche perché, una volta creato il mondo, abbiamo bisogno di fabbricare delle lenti, dei filtri, degli schemi mentali che ci permettano di muoverci tra le cose, misurarne la distanza, studiarne l'importanza nella nostra vita. Siano queste lenti di ingrandimento, lenti da telescopio, lenti per correggere le nostre miopie, ogni lente a suo modo distorce, deforma, inevitabilmente ci isola, ci divide dal mondo. Tra l'amore e l'attesa dell'amore, tra la morte e la paura della morte, siamo fragili e soli, infelici perché incapaci di accettare i cambiamenti. Eppure abbiamo assistito a lampi di felicità che valgono forse i più densi dolori e le speranze deluse. Per questo sentiamo di dover intraprendere un viaggio, attraversare città visibili e invisibili, per dirla alla Calvino, alla ricerca dei nomi con cui un giorno potrebbero chiamarci. Ma l'uomo moderno sa anche che c'è un limite ben descritto dal principio di indeterminazione di Heisenberg e da tutta la meccanica quantistica. L'esistenza ha lasciato il posto alla probabilità, passato e futuro sono ugualmente incogniti, mondi possibili e paralleli che si realizzano nella nostra labile memoria e nei sogni, nei libri, negli altri. Il presente invece è privo di durata, la scrittura non riesce a coglierlo, la poesia lo insegue ma giunge sempre un attimo in ritardo insieme alla nostalgia e al dubbio che ci sia stato davvero quel momento. Ognuno di noi sente le contraddizioni a cui è condannato eppure non può fare a meno di cercare un significato, una via d'uscita, di proseguire il viaggio. E ogni viaggio ha senso solo se prevede un ritorno, qualcuno a cui raccontare di quei luoghi esotici davanti a souvenir e fotografie, qualcuno che ci aspetta dietro i vetri."


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permalink | inviato da Salvatore Sblando il 26/12/2009 alle 20:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
Finalmente un inedito
post pubblicato in Poesie, il 21 dicembre 2009
Carissimi amici, torno a scrivere dopo tanto, credo anche, tantissimo tempo.
Vi risparmio però ogni tipo di preambolo; chi ha avuto modo di leggere, in una sorta di privilegiata anteprima i versi che seguono, ha detto che trattasi di poesia d'amore.
Io non vi ho trovato titolo, per la prima volta da quando scrivo. Forse perché è proprio l'amore a non voler nessun particolare titolo...



Se sapessi cosa guarderò in ultimo
potrei decidere quando morire.
Potrei concludere il passo
ed andare incontro
all’attimo della circostanza

Se sapessi ancora cosa vedrò
dopo l’ultimo sguardo
potrei scrivere di te e del ripiegare
le linee di una mano

Se un giorno saprò che saranno tuoi
i miei panorami estremi
avrò chiuso gli occhi
aperti nelle stanze
                          del sonno

Ora però non voglio null’altro
che vivere consapevolmente
                          quest’incertezza
 uccidendo alla sera 
                         ancora una notte



(© poesia di Salvatore Sblando)



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Votate Italia dei Valori, paga la Regione Piemonte
post pubblicato in opinioni, il 7 dicembre 2009

Sono giorni questi, per la mia amata Torino e per il Piemonte, di campagna elettorale in vista delle elezioni regionali del 2010.

Tutti che ci dicono cosa sia giusto fare per la Regione, cosa è stato fatto e cosa ancora bisogna fare. Ecco quindi spuntare da ogni dove manifesti elettorali, di tutte le dimensioni e colori.

Chi tra questi a destra ci spiega che ancora la sicurezza in Regione come a Torino è all’ordine del giorno (che noia, quanta poca originalità), che le città non sono certo una Kasbah ma poco ci vuole, chi invece a manca punta tutto su quanto fatto di buono e quanto ancora occorre per far sì che il Piemonte continui ad essere Regione guida del Nord Ovest.

Tutti i partiti, nessuno escluso si è lanciato in questa sorta di gara podistica d’avvicinamento alle elezioni.

Ce n’è uno però o meglio l’esponente di uno di questi partiti che più di tutti si sta dando da fare per dare un senso a questa sua personale corsa.

Non è difficile infatti imbattersi in ogni angolo della città in uno dei suoi manifesti dove è possibile capire quali sono i suoi impegni ad esempio nei confronti della prevenzione in sanità.

E non solo, se si accende la radio, ogni 3x2 parte un jingle che più o meno fa così: “il Consigliere dell’Italia dei Valori, Andrea Buquicchio rinnova il suo impegno (…) Si scrive Buquicchio, si legge BUUU-QUIIIIC-CHIO”.

Ritornando però ai suoi manifesti si scrive “comunicazione politico-istituzionale”, si legge invece “campagna elettorale pagata dai cittadini”.

Infatti i manifesti del capogruppo dell’IDV alla Regione Piemonte Andrea Buquicchio, fan venire il mal di pancia a chi come me è sensibile alla spesa pubblica.

Perché fanno sì riferimento a BU-QUIIIIC-CHIO ma in calce riportano alcuni dati per poterlo contattare tra cui un numero di telefono per informazioni.

Peccato che questo sia il numero del gruppo consiliare dell’Italia dei Valori in Regione a cui risponde un cortese staffista pagato dalla stessa Regione.

E’ possibile leggere la replica di Buquicchio sulle pagina de La Stampa: “Non vedo dove sia il problema. Se qualcuno chiama per sapere dell’attività del gruppo gli diranno cosa fa il capogruppo, o no?”.

E non proprio caro capogruppo “Consigliere regionale dell’Italia dei Valori, Andrea Buquicchio”, non proprio soprattutto se, andando sul tuo sito, lo stesso che è indicato sui tuoi manifesti elettorali, cliccando sul link “programma”, compare una pagina bianca ed una scritta: “momentaneamente non disponibile”.


(articolo pubblicato il 30/11/09 su Tellusfolio all'indirizzo:http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=/index.php%3Flev%3D127&cmd=v&id=10055)


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Salvatore Sblando su Radio Italia 1 (trasmissione del 6 ottobre 2009)
post pubblicato in Poesie, il 3 dicembre 2009


Interessante puntata con due nuovi ospiti: il poeta SALVATORE SBLANDO e la scrittrice ENZA CAVALLERO.
Il primo ospite della serata è stato
SALVATORE SBLANDO che si è presentato ai radioascoltatori parlandoci del suo libro di poesie " Due granelli nella clessidra " Ed. LietoColle.

Salvatore è un poeta dei luoghi, dei confini e i luoghi sono la gente; ha la capacità di mantenere sempre un perfetto equilibrio fra l'emozione e la precisione della scrittura, la capacità di guardarsi intorno, guardare dietro le facce. 

Per Salvatore un albero non è mai solo un albero. E' una storia.


Articolo pubblicato sul blog del programma "DIMENSIONE AUTORE" 

http://dimensioneautore.blogspot.com/search/label/Salvatore%20Sblando%20e%20Enza%20Cavallero)

Anna Ruotolo su Larosainpiu
post pubblicato in Vetrina di poesia, il 28 novembre 2009
Eccoci qua come promesso ad inaugurare la vetrina di poesia con una voce nuova, amica e forte.
Il nome è Anna Ruotolo e la sua poetica è affidata ad una piuma, fragile e forte al contempo come sono appunto le piume di un'ala quando sorreggono il volo.

E' il tempo a percorrere quasi tutta la poetica di Anna e lo si può trovare declinato egregiamente nella sua prima raccolta dal titolo "Secondi Luce", Ed. Lietocolle, che segna l'esordio di questa giovane autrice.
Nonostante l'utilizzo spesso abusato in poesia del tema "tempo", nei suoi versi non c'è ordinarietà, il linguaggio usato dalla ventiquattrenne poetessa infatti è maturo e semplice ma al contempo volto ad una delicata ricercatezza ed originalità linguistiche.
Quanto detto infatti è facilmente riscontrabile leggendo alcuni versi della poesia che apre la raccolta: "al passeggio chiarazzurro della barca" (Secondo luce).
O quando più avanti nella lettura ci si imbatte in versi come questi: "All'infinito so che ti affacci sul lato occaso della bocca". Il riferimento dantesco è d'obbligo: "andavamo inver' l'occaso" (Dante Purgatorio XVI).

O come tutta la poesia che chiude la raccolta:

AVVENTO

Come le volte che la neve accesa
incendiata sulle stagnole dei regali
ci ritornava a tremare,
passavamo nel tempo blu fondo
della notte in nove voli.
Il mio avvento ha un nome
che mai si disse, mai diremo.



Ed è alla poesia di Anna Ruotolo che ora vorrei far posto perché è la poesia, come giustamente diceva Mario Luzi, il luogo più naturale per la parola.




*

Volerti un bene feroce
e insieme inconsistente
come una ferita che sbiadisce
è la nascita di una formica
nel continente
e la caparbia vita minuscola 
di una mariposa.

Volerti bene e sentirti
nelle vene delle pareti
adesso sembra un treno
partito in libera caduta,
un'ora 
inconservabile 
come la neve.

***

Volerti bene in una poesia
è il luogo più giusto
e volermi bene
è un lungo riporto di mare

in questo modo potevo dirti 
della composta d'acqua
entrata nei castelli di sabbia
e la paura di sfiorarti
e vederti crollare
per piccole polveri di frane.

Mi lancio da un lumino:
prendilo se verrà
curalo nel sonno
salvalo dal fiume che discende
prima di un delta.
Volermi bene è un tiro di giornate
raggiate in un viso per nulla
poco più di un'edera su una porta
vista rischiarare e farsi aperta

un'ora 
inconservabile
come la neve

______________________________________________________________________________

ISTRUZIONI SULLA DOTE
(a mia madre)

Ora per crolli mi ritorni negli occhi
durata così poco
sparita nelle vertebre dell'acque.
Avevi un modo di tirare i capelli
amavi prenderli alle tempie
farmene un ciuffo
sedute coi gradini della baia
che avevo un'amniotica certezza
di fuggire per te
fuggire l'inverno lunghissimo 
a venire.
Questo voglio, tu questo digli:
prendila di notte, prendila se affonda
sotto le barche
scioglile i capelli che preparai
così costretti per te,
lunghi, come una grande luce 
che non finisce più.

______________________________________________________________________________

E' così che un giorno si smette
di scrivere per qualcuno
non fai che come navi
che si ritirano
o i funghi di ombrelloni
che si abbattono.
E' così che ti poggio come un fiore
sulla strada
e ti prego di prendere le radici
per te stesso,
fino a quando 
ripioverai sulla mia faccia
da un portone malchiuso
come le tue braccia di foglie
con le tue mani di poesie.

______________________________________________________________________________

Anna Ruotolo è nata il 23 ottobre 1985 a Maddaloni, in provincia di Caserta.
Si è diplomata al liceo classico “G. Bruno” e frequenta la facoltà di Giurisprudenza presso la Seconda Università degli Studi di Napoli di Santa Maria Capua Vetere (CE).
Ha vinto alcuni premi in concorsi nazionali, internazionali giovanili e ricevuto menzioni.
È presente nell’antologia del premio “Il Fiore” (2008)
Suoi inediti sono apparsi sulla rivista “Poesia” di Crocetti nel numero di luglio/agosto 2009.
“Secondi luce” (LietoColle, 2009) è la sua opera prima.

Per fare poesia Anna sostiene che "Ci vuole pazienza per parlare di chi parte o chi ritorna, cucire le lunghe distanze (loro, le -piccole questioni di secondi luce…-).
Bisogna stare leggeri, leggeri per dire tutto questo – se possibile – con le parole della poesia.”



(altre notizie sul sito di Anna all'indirizzo: www.annaruotolo.it)


    

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"Vetrina di poesia", nuova sezione su Larosainpiu
post pubblicato in Diario, il 25 novembre 2009
Carissimi amici, 

è da parecchio tempo che ci penso, una decisione che finalmente è riuscita a superare e vincere la mia atavica pigrizia.
Difatti chi mi conosce e abitualmente frequenta queste pagine sa che l'utilizzo principale che ho finora fatto di tutto ciò è stato indirizzato verso la mia persona, in una sorta di diario poetico personale.

Ora però quel che c'è sinceramente non mi soddisfa più e mi sono chiesto come uscire da questa specie di autoreferenzialità nascosta.
Credo che alla fine il modo migliore sia sempre e comunque la proposta, diversificandola; a breve infatti, attraverso la nuova sezione "Vetrina di poesia", proverò ad arricchire il blog di nuovi e vecchi autori, amici poeti o anche semplici conoscenti arrivati ai miei occhi e al mio interesse di lettore.
Tutto ciò spero possa contribuire a far crescere culturalmente me e chi avrà la passione, il tempo ed il desiderio di leggere e di ritrovarsi tra queste pagine virtuali.

Chi nel frattempo volesse proporsi ed essere ospitato insieme ai propri versi, può inviare alcuni testi, una piccola nota biografica, una breve dichiarazione di poetica e se vuole anche una foto all'indirizzo mail: salvatore.sblando@gmail.com

Quando l'esordio? Conto di inaugurare la nuova sezione già questo fine settimana e spero di riuscire a farlo con una donna.


...un caro abbraccio




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